L’anello (non più) debole
FIREWALL E TECNOLOGIE AIUTANO, MA LA PRIMA VERA DIFESA RESTA LA CONSAPEVOLEZZA DELLE PERSONE. PERCHÉ I DATI SI PROTEGGONO ANCHE CON UN CLICK BEN FATTO.
Ci affidiamo a firewall, antivirus, sistemi avanzati di protezione. Eppure, nella maggior parte dei casi, a compromettere la sicurezza non è un hacker esperto o un malware sofisticato. È una nostra azione quotidiana, spesso fatta in buona fede: cliccare su un link, usare la stessa password ovunque, ignorare una procedura.
Secondo il Data Breach Investigations Report 2024 di Verizon, quasi due terzi degli incidenti informatici sono legati a un comportamento umano. Una cifra che dovrebbe farci riflettere: il vero rischio, spesso, siamo noi. Ma anche la soluzione.
I numeri parlano chiaro: il costo medio globale di una violazione dei dati è salito a 4,88 milioni di dollari nel 2024. Ogni errore può trasformarsi in una perdita ingente. Inoltre, molti dipendenti, pur consapevoli dei rischi, continuano a cliccare link sospetti o usare password deboli per comodità. Gli attacchi più efficaci non sempre sfruttano falle tecniche, ma la manipolazione psicologica.

Errori comuni e casi reali
Gli errori “banali”: un’e-mail inviata al destinatario sbagliato con dati sensibili di clienti può costare caro: segnalazioni al Garante, danno reputazionale e possibili sanzioni.
Fornitori poco sicuri: alcuni casi famosi di cyersicurezza sono partiti dalle credenziali rubate a un fornitore esterno. Da lì, gli hacker possono raggiungere i sistemi centrali, compromettendo milioni di dati.
Social engineering avanzato: nel caso Twitter (2020), gli hacker non hanno sfruttato un bug, ma hanno convinto alcuni dipendenti a concedere accesso a strumenti interni. Risultato: profili di personaggi di spicco compromessi.
Password rubata = blocco nazionale: il Colonial Pipeline (2021) si è fermato per giorni a causa di una password VPN sottratta a un account senza autenticazione a due fattori. Una falla minima, con conseguenze enormi.
Le persone come prima difesa
Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: le persone possono trasformarsi nella prima e più efficace linea di difesa. Un collaboratore attento, formato e coinvolto può riconoscere un rischio prima che sia troppo tardi. Può segnalare, prevenire, proteggere.
In questo senso, la cybersicurezza diventa una questione di cultura aziendale oltre che di tecnologia. I dati non sono soltanto file: rappresentano il know-how, i progetti, le relazioni con i clienti, la reputazione e il futuro stesso del business. Proteggerli significa garantire continuità operativa, fiducia e credibilità.
Ecco perché investire nella formazione mirata e nella consulenza sulla sicurezza delle informazioni non è un costo, ma un investimento strategico. Significa:
- ridurre in modo concreto il rischio di incidenti,
- aumentare la resilienza dell’impresa,
- rafforzare la responsabilità individuale e collettiva,
- tutelare il valore più grande: i dati e la reputazione aziendale.
In un contesto digitale in continua evoluzione, le persone possono essere l’anello debole… ma, se guidate e preparate, diventano la prima barriera che difende davvero l’impresa.
Come ridurre il rischio umano
I dati e le esperienze mostrano che la formazione delle persone riduce sensibilmente il rischio, ma funziona solo se è:
- continua e non solo un corso annuale
- basata su simulazioni pratiche (phishing simulation) che misurano e migliorano il comportamento
- personalizzata per ruolo (chi gestisce dati sensibili necessita percorsi più approfonditi)
In parallelo, la consulenza specialistica è cruciale per:
- analisi dei rischi e delle vulnerabilità legata ai comportamenti umani
- definizione di policy chiare e applicabili
- implementazione di strumenti di sicurezza
- piani di risposta agli incidenti testati e aggiornati
Checklist rapida per le aziende
- Attivare la formazione periodica dei dipendenti.
- Implementare autenticazione a più fattori su tutti gli accessi remoti.
- Monitorare e gestire con attenzione gli accessi dei fornitori.
- Applicare il principio del minimo privilegio.
- Testare periodicamente i piani di risposta a incidenti.
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Dott. Alessandro Volebole
Tecnico della Sicurezza
















