RISCHIO CADUTE DALL’ALTO

Protezioni salvavita per i lavoratori senza ali

Siamo nel ventunesimo anno del ventunesimo secolo e ancora assistiamo ad un susseguirsi di infortuni sul lavoro, la frequenza non diminuisce e le conseguenze personali e sociali si confermano molto pesanti. È di pochi giorni fa la notizia di una caduta da un soppalco utilizzato per lo stoccaggio di materiale, che solo per miracolo non ha avuto conseguenze mortali per il lavoratore.
Torniamo ad interrogarci su quali siano le cause che portano al verificarsi degli infortuni sul luogo di lavoro e nello specifico oggi vogliamo soffermarci sugli infortuni derivanti da cadute dall’alto.

Pur premettendo che ogni evento deve essere trattato con la massima attenzione e professionalità evitando luoghi comuni o conclusioni affrettate, osservo che gli infortuni derivanti dalle cadute dall’alto sono accomunati da un fil-rouge rappresentato dall’abitudine e dalla mancata percezione del rischio. Molti lavoratori coinvolti in questo specifico infortunio rispondono infatti: “ho sempre fatto così e nessuno si è mai fatto male!” E’ proprio questo il pericolo più grande che le aziende (tutte) devono contrastare con ogni forza e con ogni mezzo, evitare il ripetersi di errori o orrori che si sono perpetrati per molti anni e che oggi forse, con la necessità di una “veloce ripresa dell’economia” rischiano di creare dei pericolosi effetti boomerang per molte realtà produttive. Esiste un forte desiderio da parte dell’intero sistema di riprendere la propria routine e la propria quotidianità, un desiderio più che legittimo ma che può sfociare in comportamenti, anche nel lavoro, al limite tra l’imprudenza e la follia. E’ proprio questo il motivo per cui ogni tecnico, ispettore, datore di lavoro deve impegnarsi per impedire che eventi così nefasti si ripetano, ancor di più vista la sequenza catastrofica che registriamo in questo specifico momento storico.

Il rischio di caduta dall’alto viene normalmente associato alle attività di cantiere, ma in realtà nelle fasi di costruzione di un edificio è ormai acquisita la necessaria presenza di parapetti, ponteggi, scale protette, linee vita e dispositivi di protezione personale anti caduta; non altrettanto acquisito è associare il suddetto rischio alle attività di scavo e sbancamento, non è raro infatti trovare scavi privi di protezione o addirittura di segnalazione.
Il rischio di caduta dall’alto è presente in tante altre situazioni: lo troviamo nei magazzini dove sono presenti scaffalature e soppalchi, negli impianti industriali soprattutto in fase di manutenzione, nelle attività di giardinaggio o di pulizia. In tutti questi esempi il pericolo è meno evidente agli occhi del lavoratore e, proprio perché è meno percepito, il rischio può risultare maggiore di quanto possa essere in un cantiere edile. Oggi qualunque lavoro, qualunque attività può essere svolta in sicurezza, non esistono attività che non siano normate e definite dal legislatore o riconducibili a buone prassi che individuano le procedure da adottare per ridurre al minimo la probabilità di infortunio. Se la natura non ha dotato l’uomo di strumenti di difesa dall’impatto col suolo, deve pensarci il responsabile dell’attività ad individuare le misure col miglior rapporto costi-benefici per garantire la prevenzione e la protezione del lavoratore di fronte al pericolo di caduta dall’alto.

Caduta sul luogo di lavoro da scala

La tecnologia e l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale hanno come obiettivo primario la riduzione del rischio, ma quanto questi sistemi oggi vengono sfruttati anche con il fine di impedire l’infortunio sul lavoro? Poco, molto poco, perché esistono delle convinzioni, dei credo difficili da scardinare, perché operare in sicurezza ha un costo sia in termini di tempo che di denaro, ma
quanto costa un infortunio? Quanto peso sociale ha un infortunio sul lavoro? Poco a quanto sembra, perché anche in aziende dove è avvenuto l’evento più grave – la morte di un collega (è questa purtroppo la conseguenza più probabile di una caduta) – è stato riscontrato un cambiamento insufficiente nelle procedure. Come direbbe qualche operaio … “chi lavora rischia di farsi male, solo chi non lavora non rischia” frase inaccettabile, retaggio inaudito di secoli di storia dove “morire sul lavoro” era una delle possibilità! Oggi no, non più, non nel 2021, non con centinaia di migliaia di dettami tecnici e di norme che disciplinano in modo maniacale ogni aspetto della giornata lavorativa. Il cambiamento culturale è possibile se alla base c’è una volontà, in primis della classe datoriale, di volerlo promuovere.

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Dott. Alessandro Volebole

Consulente e Auditor Sistemi di Gestione

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