Lavori ad Alto Rischio: Gli Spazi Confinati

Tra i lavoratori coinvolti nei più gravi incidenti sul lavoro (molti dei quali mortali) ci sono senza dubbio coloro che fanno attività ad alto rischio. Rientrano in questa categoria, per esempio, i lavori negli spazi confinati, i lavori ad alta quota, i lavori elettrici. In questo articolo ci soffermeremo sui primi.

Cosa si intende per spazi confinati

Gli spazi o ambienti confinati sono luoghi totalmente o parzialmente chiusi che presentano scarse vie aeree, scarse possibilità di ventilazione naturale e con inadeguate vie di uscita e di ingresso. Questi ambienti non sono stati progettati e costruiti per essere occupati da persone, tuttavia, si possono eseguire interventi specifici come la pulizia, l’ispezione, la manutenzione o la riparazione. Pozzi neri, cisterne, fogne, serbatoi, fosse, autoclavi, tramogge, silos sono tutti esempi di spazi confinati.

In questi ambienti sospetti di inquinamento il pericolo è molto elevato a causa della presenza di sostanze tossiche e condizioni sfavorevoli. Lavorare negli spazi confinati senza le opportune precauzioni, senza formazione e senza le idonee attrezzature può mettere in serio pericolo la vita del lavoratore. Molto spesso si agisce per non conoscenza, per questo è opportuno essere consapevoli dei rischi che si corrono e quanto preveda la normativa per il tipo di lavoro che andiamo a svolgere.

Formazione e addestramento

Ecco perché sono importanti i corsi di formazione, durante i quali teoria e pratica si alternano per fornire al lavoratore tutti gli strumenti conoscitivi e preventivi per svolgere la propria attività in sicurezza.

In Obiettivo Ambiente offriamo in più l’addestramento. Grazie a IVO, la nostra palestra mobile, tutti i discenti possono calarsi in un ambiente confinato, affrontare eventuali rischi presenti e simulare il salvataggio di un manichino di 80kg (soccorso collega incosciente).

Quali sono i principali rischi per i lavoratori che operano negli ambienti confinati?

Tra i principali rischi troviamo:

  • rischio di asfissia (mancanza di ossigeno)
  • rischio di incendio ed esplosione
  • rischio di avvelenamento per inalazione o per contatto epidermico
  • rischio da seppellimento/annegamento
  • rischio da caduta e scivolamento
  • rischio da scariche elettriche
  • rischio da luoghi conduttori ristretti
  • rischio da microclima
  • rischio da contatto con parti meccaniche in movimento

Bisogna tener presente che le condizioni di rischio possono essere precedenti all’inizio dell’attività lavorativa o possono manifestarsi durante l’esecuzione di alcuni specifici lavori. Altre situazioni di rischio in cui ci si può trovare possono essere per esempio condizioni di scarsa illuminazione o esposizione ad agenti chimici o biologici pericolosi, o presenza di fango o melma che non agevola l’andamento.

Per ridurre al minimo i danni derivanti da tutti questi rischi i lavoratori hanno l’obbligo di utilizzare i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), quali imbracature, caschi con allaccio sottogola, autorespiratori, guanti ignifughi, etc.

Aiutare un collega negli spazi confinati

Il rischio maggiore proviene, però, da errori prettamente umani. Se l’ambiente di lavoro presenta carenze strutturali e organizzative e l’utilizzo dei DPI necessari è assente o incompleto, l’entità di un incidente sul luogo di lavoro può cambiare notevolmente.

In particolare, negli incidenti mortali degli spazi confinati, circa il 60% delle vittime (secondo uno studio INAIL condotto tra il 2005 e il 2018) è rappresentato dai soccorritori. Gli esiti di incidenti gravi o mortali vengono spesso ulteriormente aggravati a causa di istintivi tentativi di soccorso dei colleghi tanto generosi ed encomiabili quanto quasi sempre vani: la cosiddetta “catena di solidarietà”. È normale, infatti, immaginare che ci sia uno spontaneo e veloce moto d’intervento quando si vede un collega in gravi difficoltà, ma la catena di solidarietà umana che si attiva in questi casi porta spesso a compiere gesti estremi che, di fatto, non fanno altro che incrementare il numero delle vittime.

Per questo è essenziale avere una procedura operativa di gestione delle emergenze. Questo documento deve fornire, tra gli altri, adeguati elementi per gestire un’eventuale fase di soccorso dei lavoratori impegnati all’interno dello spazio confinato, tenendo in considerazione il necessario coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale e dei Vigili del Fuoco. Anche l’intervento di soccorso e recupero all’interno di uno spazio confinato si configura come un’attività ad alto rischio sia per l’infortunato sia per i soccorritori. Fare adeguato addestramento anche dell’attività di recupero di un collega incosciente può rivelarsi salvavita.

Obiettivo Ambiente, grazie a tecnici interni specializzati e docenti qualificati, garantisce un servizio completo per gli spazi confinati: dalla redazione dei documenti e valutazione dei rischi alla formazione e addestramento con IVO, l’unità mobile con simulazioni realistiche del luogo di lavoro.

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